Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia guardano insieme al futuro e con loro la Cooperazione di Consumo. Una Cooperativa più solida, competitiva e forte di 800mila soci: motivazioni, tappe, strategia di sviluppo di Unicoop Etruria nelle parole di Simonetta Radi, presidente, e di Gianni Tarozzi, direttore generale di Unicoop Tirreno. Intanto si preparano le Assemblee delle Sezioni soci per l’approvazione del progetto di aggregazione, del nuovo Statuto sociale e di altri importanti argomenti connessi..
Una nuova e più forte Cooperativa nel cuore dell’Italia centrale. Prosegue verso il traguardo il percorso di aggregazione tra le due Cooperative di Consumo, Unicoop Tirreno e Coop Centro Italia, che – dopo l’approvazione del progetto di fusione da parte del Consiglio d’Amministrazione, lo scorso 10 dicembre, la presentazione e la discussione nella Consulta Sezioni soci, con relativo parere, lo scorso 10 gennaio, oltre all’interlocuzione con i dipendenti e le Organizzazioni Sindacali – sarà sottoposto tra febbraio e marzo alla consultazione dei soci attraverso le Assemblee Separate straordinarie delle Sezioni soci e poi all’Assemblea Generale che chiuderà il percorso partecipativo. «Un passo decisivo e necessario per un rafforzamento delle nostre Cooperative, per raccogliere il meglio dei nostri percorsi e delle nostre storie e dare vita a una Cooperativa nuova, più adatta all’evoluzione socioeconomica che stiamo vivendo, per essere sempre più competitivi e più vicini a soci e consumatori», così Simonetta Radi, presidente di Unicoop Tirreno, chiarisce la ragion d’essere e gli obiettivi di Unicoop Etruria Società Cooperativa.
Visione d’insieme
«Nuova e diffusa, ma sempre Coop, sempre improntata ai valori che l’hanno caratterizzata fin dalle origini, sempre impegnata ogni giorno per offrire alle persone prodotti e servizi alle migliori condizioni di mercato, rispondendo ai bisogni anche di quei paesi di provincia che confidano nella presenza di Coop», così la presidente rimanda a ciò che ha guidato il disegno dell’aggregazione (precisamente: fusione per incorporazione di Coop Centro Italia): radici più profonde nei territori, evoluzione e rilancio della Cooperativa, difesa del potere d’acquisto delle famiglie, collante sociale. Il che si inserisce nella più ampia riflessione sul rinnovamento della Cooperazione dei Consumatori nei territori dell’Italia centrale, da cui il progetto prende le mosse: «una riflessione che si è sviluppata durante il 2024 e si sta concretizzando per rinvigorire la presenza di Coop nei diversi territori e far fronte alla contrazione dei consumi di questi, difficili, anni segnati dalle conseguenze della pandemia, dalle guerre, dall’inflazione, dalla crisi demografica con una popolazione sempre più anziana e sola. A tutto questo la nostra risposta – rimarca Radi – non poteva che essere “cooperativa”, facendo cioè le cose insieme: la nostra storia è caratterizzata da fusioni e integrazioni tra Cooperative, piccole e di medie dimensioni, che pur con origini precise e distinte sono sempre riuscite a integrarsi, a cooperare, appunto, divenendo parte integrante e viva dei paesi dove sono andate ad insediarsi». Un’opportunità, dunque? «Sì, un’ambiziosa opportunità. Ognuno aggiunge un pezzo di sé, con la comunità dei soci al centro, perché non siamo solo insegne commerciali, ma anche un punto di riferimento per i servizi, la solidarietà e lo scambio culturale. Per svolgere meglio questo ruolo ci riorganizziamo e ci rinnoviamo».
La Coop che verrà
La nascente Coop, che si snoderà lungo l’area tirrenica e larga parte dell’Italia centrale, sarà dunque più forte dal punto di vista finanziario e patrimoniale, cogliendo il duplice obiettivo di rafforzare il patrimonio e di avere risorse per investire nel riposizionamento commerciale, oltre che in tutte le attività necessarie perché i negozi siano all’altezza delle aspettative di soci e clienti, producendo utili che per una Cooperativa significa, oltre che profitto, “generare valore” per la comunità e per il territorio dove quella comunità vive. «Si svilupperanno nuove sinergie per informatica, acquisti e logistica, tanto per fare alcuni esempi, e grazie alla rinnovata vigoria economica si potrà intervenire con decisione sui prezzi e su investimenti e ammodernamenti della rete di vendita, insieme a una revisione anche geografica delle Coop stesse – nelle parole della presidente il “come” di questo progetto –. Un cambiamento che va affrontato in tempi brevi nell’interesse dei soci, dei soci prestatori, tutelando il Prestito Sociale, e del personale dipendente. E lo facciamo con un’operazione di rilancio della Cooperazione per reagire con decisione a un contesto difficile, per consolidare la nostra presenza nei territori, per affrontare il futuro – torna a rimarcare la presidente –, con un ridisegno della Cooperazione del Distretto Tirrenico che coinvolge anche Unicoop Firenze». Una vera e propria svolta che si attua attraverso un Piano industriale il cui cuore è «una fusione per crescere. Per farlo occorre cambiare profondamente l’assetto e la governance della Cooperazione di Consumo nell’Italia centrale», aggiunge Radi.
Nuovo modello
Tra le principali novità derivanti da questo progetto c’è, infatti, il nuovo modello di governo. Per questo si riparte dallo Statuto di Unicoop Tirreno, cioè dalla “costituzione” che ne fissa le regole e ne delinea l’essenza, introducendo il modello cosiddetto duale, caratterizzato dalla presenza di due distinti organi collegiali: il Consiglio di Sorveglianza, eletto dall’Assemblea dei soci, e il Consiglio di Gestione, eletto dal Consiglio di Sorveglianza: «Fondamentale per dare più voce ai soci, adeguato alle dimensioni della Cooperativa e al contesto territoriale, si tratta di un modello che rende più chiari e trasparenti ruoli e responsabilità tra chi rappresenta i soci, quindi la proprietà, e chi rappresenta la gestione, ovvero rispettivamente il Consiglio di Sorveglianza, a cui spetterà l’indirizzo e il controllo strategico della gestione, oltre al presidio del rapporto con i soci e le politiche sociali, e il Consiglio di Gestione a cui faranno capo le aree tipicamente gestionali », spiega Radi che puntualizza: «Sarà necessario un coordinamento costante, così da declinare il modello duale in maniera concretamente mutualistica, aprendosi di più al territorio e all’ascolto dei soci, promuovendone la partecipazione». Ne consegue la necessità di una riorganizzazione dell’assetto delle Sezioni soci sui territori, materia, anch’essa, di revisione statutaria, a cominciare dalla possibilità di costituire, su indicazione del Consiglio di Sorveglianza, Aree vaste che raggruppino più Sezioni soci, così da essere adeguatamente rappresentate nel Consiglio di Sorveglianza, e dalla modifica del numero più basso perché una Sezione soci possa formarsi. Sul fronte della partecipazione, forme nuove di coinvolgimento, i cosiddetti Gruppi di interesse, previsti dal nuovo Statuto, si potranno aggiungere a quelle tradizionali, aggregando i soci non su base territoriale, ma attorno a specifici interessi, appunto: «una modalità diversa e “agile” di aggregazione che guarda in particolare alle giovani generazioni, linfa vitale per il futuro della Cooperazione», sintetizza Radi.
Assetto organizzativo
Il cammino verso il futuro di Unicoop Etruria poggia su un Piano industriale che si svilupperà nell’arco di un triennio, con l’obiettivo di costruire una grande Cooperativa competitiva e forte di 800mila soci. «Per il disegno del nuovo assetto di una Cooperativa che sia più efficiente, competitiva, con una rete di vendita produttiva, capace di generare reddito dall’attività d’impresa, le nostre linee guida sono il rilancio della politica commerciale e la centralità della rete di vendita, anche nelle relazioni con le strutture di supporto, la cui funzionalità dovrà essere adeguata a questi obiettivi – afferma Gianni Tarozzi, direttore generale di Unicoop Tirreno –. Come? Unicoop Tirreno si estende in Toscana, nel Lazio e una piccola parte in Umbria, mentre Coop Centro Italia è presente principalmente in Umbria con alcune propaggini nelle Marche, in Abruzzo e nell’area romana. Quindi le due Cooperative presentano elementi di congiunzione territoriale tali da poter produrre relazioni funzionali al miglioramento dell’attività commerciale, logistica e delle strutture di supporto». Entrando più nel dettaglio: contano insieme 189 punti vendita (compresi i negozi in franchising di Unicoop Tirreno), 3 sedi (Vignale, Castiglione del Lago e Terni) e 9 magazzini (di cui 3 centri di distribuzione e 6 piattaforme di consegna) e «anche sotto questo profilo – continua Tarozzi – l’aggregazione ottimizzerà i processi gestionali e delle strutture di supporto, così da renderli adeguati alla rete che si verrà a formare. Tutte azioni, certo, complesse, ma chiare e ben definite che caratterizzano il nostro Piano strategico per i prossimi 3 anni».
Processo di cambiamento
Dunque di “cantieri di lavoro” aperti ce ne sono diversi e altrettante corpose voci di un Piano industriale che guiderà il percorso di Unicoop Etruria: il riassetto della rete di vendita, la ridefinizione di un perimetro funzionale all’ottimizzazione dei processi e al miglioramento gestionale in un’ottica di sviluppo, la messa a punto di una rete di vendita più funzionale che risponda di più e meglio ai bisogni del territori, la definizione degli indirizzi per una nuova politica commerciale, l’ottimizzazione della gestione operativa dei negozi, così come della “catena di fornitura”, l’efficientamento dei costi di funzionamento, l’introduzione di un sistema informativo unico che consenta un salto in avanti nei processi di innovazione, la definizione di un nuovo modello organizzativo. Alla soglia degli 80 anni si profila per Unicoop Tirreno un profondo cambiamento. «Nella nostra lunga storia abbiamo superato crisi, affrontato ripiegamenti, ammodernamenti, adattamenti. Stiamo affrontando l’ennesimo cambiamento. Ma chi siamo nel profondo non cambia, anzi si rafforza, per lasciare alle giovani generazioni una Cooperativa più solida, ripartendo da ciò che la Cooperativa è, dai suoi soci – conclude Radi –. Affrontiamo questa nuova fase con fiducia, con grande senso di responsabilità, forti di un lavoro di squadra, essenza di un’impresa cooperativa ». Capace di trasformare un gesto semplice e quotidiano come fare la spesa in un agire etico e responsabile per mantenere saldi i valori e gli ideali di 80 anni fa, quelli che portarono nel 1945, a Piombino, alla nascita de La Proletaria.